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SUMMARY:NEANCHE UN'ESTATE
DESCRIPTION:NEANCHE UN’ESTATE\ndi Olivia Cordsen\nRegia di Olivia Cordsen e Valerio Di Benedetto\ncon Olivia Cordsen\, Cristina Cubeddu\, Alessia Navarro\, Lilia Amoroso\, Emma Conti e Giulia Gigli\nMusiche di Adriano Di Benedetto \n  \nLa storia di tre amiche\, Emma\, Sofia e Laura\, che si ritrovano adulte portando con sé il peso\, la tenerezza e le ferite di un legame nato nell’infanzia.\nLo spettacolo alterna il tempo delle bambine e quello delle donne\, mostrando come il passato continui a influenzare il presente.\nTra ironia\, ricordi e confessioni\, emerge un intenso racconto sull’amicizia\, sull’abbandono e sul bisogno di sentirsi scelte. \nLo spettacolo si svolge tra passato e presente\, facendo convivere in scena le protagoniste bambine e adulte.\nLa scenografia essenziale mette al centro le attrici e le loro relazioni\, accompagnando il pubblico in un viaggio emotivo tra memoria\, crescita e riconciliazione. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Martedì 3 a Domenica 8 Novembre 2026\nDa Martedì a Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nI BIGLIETTI NON SONO DISPONIBILI ONLINE
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SUMMARY:VOCE DEL VERBO... PARLARE
DESCRIPTION:MEDDI’S THEATRE SPECIAL\nin \nVOCE DEL VERBO… PARLARE\nscritto e diretto da  Veronica Meddi\ncon Martina Caiazzo\, Alessandro Cariello\, Elisa Esposito\, Giulia Giordano\, Greta Innocenzi\, Maria Ines Maglio\, Matteo Kilian Massa\, Anna Marcon\, Mariasole Paolucci\, Elettra Pontetti\, Francesca Recchia\ne la partecipazione straordinaria di Valerio Galassi e Emiliano Florio\n Acting Coach : Stefano Dionisi\nAiuto regia e movimenti coreografici : Emanuele Chialastri – Fonica : Cristiano Ferranti – Foto di Scena : Mauro Antonioni – Luci : Federico Galassi \n  \n  \nAl COMETA OFF lunedì 9 novembre 2026 alle ore 20:30 lo spettacolo VOCE DEL VERBO…PARLARE.\nUndici sono i giovani attori – dai 7 agli 11 anni – che si presenteranno in chiave rock per energizzare i loro messaggi tanto importanti. Che le parole abbiano subito forti modifiche e i codici comunicativi siano sballati è la stessa cronaca a raccontarcelo. E questo fa paura. Bullismo e femminicidio sono le due tematiche toccate all’interno di quello che è un semplice e suggestivo gioco teatrale. \nNote di regia\nHo sempre creduto che sia il teatro a lanciare la sua chiamata\, a cui rispondere o scegliere d’ignorare. E che quando si è giovani sia tutto da scoprire. Il teatro fa bene\, anzi\, benissimo. Aiuta a imparare a conoscersi\, misurarsi con sé e con gli altri. Ecco\, è un gioco\, sì\, ma un gioco serio.\nVeronica Meddi \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nLunedì 09 Novembre 2026 \nOre 20:30\n\nBiglietti\n\nINGRESSO GRATUITO PREVIA PRENOTAZIONE
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SUMMARY:AL MASSIMO... MASSIMO!
DESCRIPTION:LA BILANCIA e COMPAGNIA 3EATRO\npresenta \nAL MASSIMO… MASSIMO!\nScritto e Diretto da Antonio Grosso\ncon Antonio Grosso\, Antonello Pascale e Claudia Peluso\nScenografie e Costumi : Monica Mancini – Foto Di Scena : Tommaso Le Pera\nLight Designer : Maximiliano Lumachi – Esecuzione Musicale : MAESTRO Andrea Bianchi\nRegista Collaboratore : Salvatore Riggi – Coordinamento e Organizzazione : Giorgia Radice\nVoce fuori campo : Aurora Grosso – Tecnico Audio e Luci : Daniele Santangeli \nUn ringraziamento a Massimo Lopez e Claudio Lauretta \n  \n“Al massimo… Massimo” nasce da un’idea di Antonio Grosso\, che firma lo spettacolo come autore e regista con l’intento di rendere omaggio a Massimo Troisi\, alla sua sensibilità artistica e al suo modo unico di raccontare il mondo.\nIn scena\, Antonio Grosso\, Antonello Pascale e Claudia Peluso accompagnano il pubblico in un percorso teatrale che celebra il lato più umano del grande artista\, restituendone dolcezza\, ironia e profondità attraverso una narrazione intima e autentica. \nLo spettacolo ripercorre la vita giovanile di Massimo Troisi\, dagli anni dell’infanzia\, ricchi di timidezze\, osservazioni e primi slanci creativi\, alla formazione artistica che ne ha forgiato la voce poetica e inconfondibile.\nIl racconto segue poi la nascita de La Smorfia\, l’incontro con i compagni di viaggio e l’esplosione di un linguaggio comico rivoluzionario\, capace di mescolare poesia\, ironia e fragilità senza perdere mai autenticità.\nAttraverso episodi significativi\, momenti di leggerezza e passaggi carichi di emozione\, Antonio Grosso e Antonello Pascale guidano lo spettatore lungo il cammino che condurrà Troisi al giorno del suo debutto cinematografico: la soglia che segna il passaggio da giovane talento a voce nuova del grande schermo.\nUno spettacolo che racconta l’uomo prima del mito\, restituendo il cuore di un artista che ha segnato per sempre il teatro e il cinema italiani. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Martedì 10 a Domenica 15 Novembre 2026\nDa Martedì a Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nA BREVE BIGLIETTI DISPONIBILI ONLINE
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SUMMARY:REQUIEM PER LA REPUBBLICA
DESCRIPTION:RISE UP\npresenta \nREQUIEM PER LA REPUBBLICA\ndal Giulio Cesare di William Shakespeare\nRiscrittura e Regia di Antonio Roma\ncon Dalia Aly\, Roberto Fella\, Federico Mancosu\, Magalì Mariani\,\nDamiano Piva\, Nicolò Tiraboschi e Stefano Vannacci\n  \nSette personaggi\, un palco nudo e una domanda che attraversa i secoli – cosa resta della libertà quando il potere si corrompe\, e qual è il prezzo di chi prova a opporsi.\nLo spettacolo Requiem per la Repubblica racconta la caduta di Roma e la fine della Repubblica come una stagione di congiure e di tirannicidi: dalla corona offerta a Cesare alle Idi di marzo\, fino alla notte di Filippi.\nÈ la storia della morte della libertà e degli uomini che hanno provato a opporsi alla Storia\, pagandone il prezzo.\nBruto e Marco Antonio sono i protagonisti assoluti; accanto a loro Cassio e Cleopatra\, poi Cesare\, Porzia e Ottavio. Nessuno viene assolto né celebrato: vengono guardati nel\nmomento della loro sconfitta\, mentre la Storia li travolge.\nLa riscrittura restituisce il testo shakespeariano in una lingua contemporanea e diretta. Le scene private sono scarne\, essenziali; i grandi discorsi pubblici conservano\nintatta la loro macchina retorica\, e l’orazione di Marco Antonio sul corpo di Cesare resta il cuore dello spettacolo.\nLa morte di Cesare non si vede: arriva come un grido fuori scena.\nCleopatra guadagna un peso nuovo\, da regina: è a lei che spetta l’ultima parola\, nella notte in cui la Repubblica chiude gli occhi.\nÈ un teatro civile e politico che parla all’oggi attraverso il passato. \nPer Rise Up il teatro non consola: testimonia.\nRestare umani\, anche dentro la rovina. \nLa messa in scena\nPalco nudo. La scena è vuota: sono le luci a fare drammaturgia\, scolpendo lo spazio e il tempo; il suono e la musica agiscono come drammaturgia\, non come commento.\nUnico elemento scenografico\, le toghe senatorie. La tavolozza è quasi monocroma e costituisce la firma visiva del progetto: avorio e bianco\, porpora\, sangue\, i soli colori\nin scena. \nLa regia dichiara una linea: la nettezza visiva di Robert Carsen\, il corpo dell’attore secondo Jerzy Grotowski\, la ferocia di Sarah Kane. Spazio\, luce\, corpo. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nLunedì 16 Novembre \nOre 21:00\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 19\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nBIGLIETTI
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SUMMARY:QUANDO RINCORREVO LE NUVOLE
DESCRIPTION:COMPAGNIA DEL MATTO e COLLETTIVO TEATRO IMMAGINE\npresentano \nQUANDO RINCORREVO LE NUVOLE\nScritto e diretto da Valerio Montanari\ncon Maria Sofia Bocci\, Federico Corsale\, Alessandro Gissi\, Davide Mercuri\, Valerio Montanari e Arianna Vita\nAiuto regia : Alessandro Gissi – Scene : Rezia Ruffo\nCostumi : Maria Sofia Bocci e Valerio Montanari – Luci : Giulio Capocasa\nFoto e grafica : Giada Marotta\nSi ringrazia : La scuola Omnes Artes Pro Academy\, Veruska Rossi\, Arianna Straccioni\, Kori Chej e Claudio Marsicola \n  \nIn un piccolo salotto come tanti\, una famiglia come tante freme nel preparare quella che si scoprirà essere una festa di compleanno come tante\, ovvero quella per Gabriele\, che oggi compie diciannove anni.\nMa questi diciannove anni sul festeggiato hanno un peso che non riesce più a ignorare e che lo spingerà a fare una scelta che scuoterà per sempre l’equilibrio col quale quella famiglia si è retta per anni: andare via di casa per inseguire il suo sogno di diventare un grande attore.\nCosì Gabriele mette un punto alla sua vita artificiosa\, fatta di costretta normalità\, per spiccare il volo e rincorrere le stesse nuvole che ammirava quando era piccolo cercando di schivare il temporale imminente che vuole scagliarsi contro di lui. \nProgetto e Note di Regia \n“Quando rincorrevo le nuvole” nasce per celebrare gli eroi del nostro oggi: coloro che non hanno smesso di sognare.\nÈ uno spettacolo che parla di autoaffermazione e per farlo si serve di un contesto dove essa trova già i suoi primi grandi ostacoli: le mura di casa.\nIn questa casa abitano le paure e le frustrazioni della società odierna\, una società demoralizzata\, ed esse prendono forma tramite i membri della famiglia del nostro Gabriele.\n“Quando rincorrevo le nuvole” vuole infatti raccontare i vari punti di vista di questo nucleo\, non solo quello del protagonista\, dando modo ad ogni personaggio di emergere con la sua verità: c’è chi lo fa raccontandola\, chi subendola e chi ancora la impone sugli altri\, dando allo spettacolo un ritmo dinamico\, fino a quando… arriva il silenzio. Uno schiocco di dita. Sguardi confusi.\nBattute bisbigliate tra gli attori… poi\, dalla regia del teatro\, un feroce “STOP” viene urlato a gran voce e la sala si illumina completamente.\nSono passati in realtà dieci anni da quella cena di compleanno e tutto ciò a cui abbiamo appassionatamente assistito erano in realtà le prove di una messa in scena\, diretta dallo stesso Gabriele che abbiamo conosciuto finora e che\, tormentato dai sensi di colpa di aver voltato le spalle alla sua famiglia\, ha deciso di riscrivere gli eventi di quella fatidica sera\, per poterne poi cambiare il finale.\nCon questo escamotage Pirandelliano\, la narrazione subisce un salto temporale che ci permette di vedere le conseguenze di una società che lascia soli i suoi ragazzi\, senza una mano che li guidi verso ciò che non conoscono. Il secondo atto mostra un protagonista completamente diverso dal brillante ragazzo del primo atto. È un uomo\nspaventato\, demoralizzato… Proprio come la realtà da cui è voluto scappare.\nUna realtà che ora lo perseguita tramite il rimorso\, fino a manifestarsi negli stessi sogni ad occhi aperti che faceva da bambino.\n“Quando rincorrevo le nuvole” si serve così del mondo onirico per poter giocare ancora una volta con il tempo e con lo spazio\, che non cambia mai ma si trasforma continuamente\, affinché in un sogno\, o in un ricordo\, Gabriele possa trovare la sua verità e possa crederci fino in fondo\, senza guardare indietro a chi non ci ha creduto.\nÈ uno spettacolo che merita di essere visto\, perché è un abbraccio di 70 minuti che prima ti stringe forte e poi ti lascia andare\, affinché tu possa rincorrere le tue nuvole e diventare l’eroe di te stesso. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Martedì 17 a Venerdì 20 Novembre 2026\nOre 21:00\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nI BIGLIETTI NON SONO DISPONIBILI ONLINE
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SUMMARY:L'ULTIMA PARTITA
DESCRIPTION:COMPAGNIA TEATRO A e ASSOCIAZIONE ARIADNE\npresenta \nL’ULTIMA PARTITA\nSPETTACOLO MULTIDISCIPLINARE DEDICATO ALLA PALLAVOLO FEMMINILE\nRegia e Drammaturgia di Valeria Freiberg\ncon Cristina Colonnetti\, Roberto Iuorio e gli allievi-attori del Dipartimento di Recitazione dell’Accademia Europea di Danza \n  \nFabio è un campione di pallavolo. Dopo alcune dichiarazioni sessiste diffuse sui social\, viene sospeso e costretto a fermarsi.\nPer tornare a giocare accetta la condizione imposta da Carla\, sua madre e presidente della società sportiva: allenare una squadra giovanile.\nSolo quando entra in palestra scopre che la squadra è femminile.\nDa qui prende avvio L’ULTIMA PARTITA\, nuova produzione della Compagnia Teatro “A”\, scritta e diretta da Valeria Freiberg e realizzata con il sostegno della Regione Lazio – Spettacolo dal Vivo 2026. \nFabio entra in palestra convinto che si tratti soltanto di superare un ostacolo prima di tornare alla propria carriera.\nAd aspettarlo trova invece sei ragazze\, una squadra ancora da costruire e un mondo che conosce molto meno di quanto crede.\nGli allenamenti diventano il terreno di un confronto continuo.\nSul campo valgono regole precise: la palla non si trattiene\, nessuna azione si conclude da soli.\nFuori dal campo\, invece\, le regole sono meno chiare e il rapporto con gli altri molto più difficile da giocare.\nLa vicenda si muove tra palestra e vita quotidiana\, mentre ciò che accade nel dialogo tra la squadra e l’allenatore continua a inseguire i personaggi e a modificare il modo in cui cominciano a comprendere se stessi.\nIl conflitto iniziale si allarga progressivamente\, mettendo in discussione il mito del campione\, il rapporto tra uomini e donne e il modo in cui generazioni diverse leggono gli stessi valori.\nAnche il rapporto di Fabio con la madre riporta in superficie vecchi dissapori e nodi mai risolti.\nMentre il suo equilibrio personale comincia a incrinarsi\, cambia anche ciò che accade intorno a lui: la squadra\, le ragazze\, i rapporti che le tengono insieme. \nLa drammaturgia di Valeria Freiberg nasce anche da un lavoro condotto a diretto contatto con il mondo della pallavolo femminile.\nL’esperienza delle atlete entra nella scrittura e nella scena attraverso materiali video e frammenti documentari che si intrecciano all’azione teatrale.\nLa regia porta la partita dentro la struttura dello spettacolo e costruisce una scena in continuo movimento\, dove la finzione teatrale e le tensioni del presente finiscono per sovrapporsi. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nSabato 21 e Domenica 22 Novembre 2026\nOre 21:00\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 12\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nI BIGLIETTI NON SONO DISPONIBILI ONLINE
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SUMMARY:LA CHIAMAVAMO TERRA SANTA
DESCRIPTION:SOFIS ARTE E MUSICA\npresenta \nREPLICA STRAORDINARIA\nLA CHIAMAVAMO TERRA SANTA\ndai diari di ALDA MERINI\nun progetto di Alessandro Fea e Stella Novari\ncon Stella Novari\nSonorizzazioni e Live Music : Alessandro Fea \n  \nIn concomitanza con la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne” \ntorna in scena lo spettacolo “La chiamavamo Terra Santa”\, ‘un’esperienza teatrale che intreccia parole e musica per raccontare l’anima di Alda Merini\, attraverso i suoi diari che svelano un viaggio tra follia\, dolore e straordinaria vitalità “Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci” — con queste parole Alda Merini apriva uno squarcio sulla sua anima\, fatta di contrasti\, di abissi e improvvise luci.\nÈ da questo universo complesso che nasce “La chiamavamo Terra Santa”\, un progetto teatrale firmato da Alessandro Fea e Stella Novari\, che ha debuttato in prima nazionale il 6 dicembre a Roma\, un viaggio nella fragilità\, nella sofferenza e nella forza vitale.\nLa performance\, in cui Stella Novari è protagonista\, con le sonorizzazioni di Alessandro Fea\, si addentra nel racconto intimo e profondo che Merini fa della sua esperienza nei manicomi.\nI suoi diari narrano il rapporto con l’amore\, il dolore\, la follia\, ma anche con l’ironia e la speranza\, in un delicato equilibrio tra sofferenza e resistenza.\n“La psiche umana\, l’uomo nelle sue fragilità e paure\, ma anche nella sua straordinaria capacità di trovare energia per combattere e resistere\, è il cuore di questo lavoro” spiegano gli autori.\nIl testo\, accompagnato da musiche e silenzi significativi\, restituisce al pubblico il racconto di una donna che ha trasformato il suo dolore in poesia e forza creativa. \nIn uno dei suoi scritti\, Merini descrive il manicomio come un luogo che\, pur nella sua crudezza\, diveniva quasi sacro: “E\, pur tuttavia\, quella io l’ho chiamata Terra Santa proprio perché non vi si commetteva peccato alcuno\, proprio perché era il paradiso promesso dove la mente malata non accusava alcun colpo\, dove non soffriva più\, o dove il martirio diventava tanto alto da rasentare l’estasi.\nSì\, la Terra Santa. E noi vi eravamo immersi\, in quelle latrine puzzolenti\, dalle albe (ma non vedevamo mai un’alba) al tramonto più cieco…”\nQuesto contrasto diventa il cuore dello spettacolo\, che porta il pubblico in un mondo fatto di abissi e vette\, di crudezza e sacralità\, di dolore e trasformazione.\n“La chiamavamo Terra Santa” è un’esperienza artistica unica\, che unisce teatro\, musica e poesia per raccontare la storia di Alda Merini\, una delle voci più emblematiche e originali della poesia del Novecento. Una narrazione che esplora la sofferenza e la fragilità umana\, ma anche la straordinaria capacità di trasformare il dolore in forza\, poesia e vita.\nAlda Merini (1931-2009) è stata una delle poetesse più rappresentative della letteratura italiana.\nNel 1947\, a soli 16 anni\, fu ricoverata per la prima volta nella clinica psichiatrica Villa Turro di Milano. Nel 1961\, fu internata nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini\, sempre a Milano\, dove trascorse un lungo periodo\, interrotto da brevi pause\, fino al 1972.\nGrazie alla Legge Basaglia approvata nel 1978\, che ha rivoluzionato la psichiatria italiana\, è stata sancita la chiusura dei manicomi allora simbolo di emarginazione e abusi. La riforma\, completata negli anni ’90\, ha introdotto cure territoriali e puntato sull’inclusione sociale. \n  \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nLunedì 23 Novembre 2026 \nOre 21.00\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 15\,00\n\ncomprensivo di diritti di prevendita\nI BIGLIETTI NON SONO DISPONIBILI ONLINE
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DESCRIPTION:ALTRA SCENA\npresenta \nALICE\nScritto e Diretto da Alessandra Schiavoni\ncon Alessandra Schiavoni\, Caterina Gramaglia\, Lorenzo Castelli e Angelica Accarino\nScenografie e Costumi : Silvia Iannone – Assistente alla Regia : Giovanna Guida\nMusiche : Alberto Basaluzzo \n  \nAlice è un intenso dramma che esplora i confini tra vendetta e perdono\, mettendo in scena il conflitto tra due donne\, due madri.\nAl centro della storia troviamo Emma\, il cui cuore è stato spezzato dalla tragica morte della figlia Alice.\nUna morte violenta e brutale della quale lei ritiene responsabile il fidanzato Alex.\nIl sipario si apre su un luogo che ricorda un magazzino dismesso\, claustrofobico e opprimente.\nEmma ha sequestrato sia il ragazzo che la madre di quest’ultimo\, Marta.\nConvinta che Alex sia colpevole dell’omicidio\, intende costringerlo con ogni mezzo ad ammettere la sua colpa.\nNel corso della notte emergono però dubbi sulla teoria di Emma e sull’effettivo coinvolgimento del giovane in quella terribile tragedia.\nI tre personaggi si confrontano e si scontrano su temi come il senso di giustizia\, la ricerca della verità\, l’amore e l’educazione dei figli e il desiderio di vendetta ad ogni costo\, che può portare a reazioni estreme ed irrazionali nella speranza di attenuare almeno un pò il dolore per una ferita insanabile.\nAttraverso flashback\, ricordi frammentati e monologhi interiori\, il pubblico partecipa insieme ai protagonisti ad un violento scontro psicologico\, in cui diverse versioni della stessa storia\, tutte apparentemente credibili si sovrappongono\, mentre i personaggi si sfidano e rivelano la loro fragilità e complessità emotiva.\nUn cammino intricato che mette in evidenza il potere distruttivo del dolore e che allo stesso tempo invita alla compassione\, alla ricerca della redenzione e che porta ognuno di noi a porsi domande scomode sulla natura della verità e della giustizia. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Martedì 24 a Domenica 29 Novembre 2026\nDa Martedì a Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nBIGLIETTI
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SUMMARY:APICE
DESCRIPTION:RISE UP\npresenta \nAPICE\nLEZIONE DI ANTROPOLOGIA\nScritto e Diretto da Antonio Roma\ncon Dalia Aly\, Sara Ginelli e Veronica Sannico\n  \nUna lezione inaugurale di antropologia che diventa un’altra lezione: sul Sud\, sulle madri\, sulla resistenza che non ha statue. \nUna donna prende la parola per la prima volta da docente ordinaria di antropologia. È la prima a occupare quella cattedra in un’università che fino a ieri portava nomi maschili perfino nei corridoi.\nIl suo nome\, però\, è lo stesso che sua madre gridava dal balcone di una casa in Calabria\, con le mani sporche di farina.\nLa lezione inaugurale diventa così un’altra lezione: sulla resistenza invisibile\, quotidiana\, plurale\, quella che non ha foto\, statue né anniversari e che manda avanti il mondo mentre il mondo guarda altrove.\nDove i manuali parlano di numeri\, obiettivi e indicatori\, la Docente parla di corpi\, perché i corpi arrivano prima delle statistiche.\nE parla di una madre con la terza media e la schiena piegata\, che ragionava come un’antropologa senza scrivere saggi: li cucinava.\n“Per capire un popolo\, devi guardare come sparecchia.”\nDalla platea una studentessa interrompe\, chiede\, insiste. In chiusura\, un breve dialogo tra due studentesse raccoglie quella lezione e la porta fuori dall’aula. \nApice fa parte di Storie di terra arsa (Infinito edizioni)\, il volume che raccoglie quattro drammaturgie di Antonio Roma\, tra cui Mamma mi voleva professore\, Premio della Stampa alla Biennale di Sondrio 2026: quattro forme di sopravvivenza\, il lavoro\, l’amore\, la memoria\, la fine. \nTerra arsa non è una metafora: è un’origine. Il Sud\, il corpo\, la memoria. \nLa messa in scena \nNiente cattedra. In scena ci sono sedie: una cattedra smontata\, con la sedia della Docente mai davvero occupata e le sedie delle studentesse in platea\, indistinguibili da quelle del pubblico. L’aula è la sala: chi guarda è dentro la lezione.\nAl centro una valigia. Sembra un semplice bagaglio di viaggio e custodisce gli oggetti di una vita – un grembiule\, una pezza\, un quaderno\, una manciata di terra – che la Docente estrae uno per uno\, come reliquie.\nOgni oggetto apre un ricordo\, una generazione\, una ferita.\nNel finale la valigia si rovescia e diventa archivio\, cattedra\, tomba: l’eredità del Sud che si porta appresso senza mai poterla posare.\nLa voce è nuda\, senza amplificazione.\nAutorevolezza e fragilità stanno nello stesso corpo: in piedi quando parla dell’istituzione\, a terra quando parla della madre.\nLa frase che chiude lo spettacolo\, “Non scuotere. Senti il peso”\, passa di mano in mano:\ndalla madre alla figlia\, dalla Docente alle studentesse. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nLunedì 30 Novembre \nOre 21:00\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 19\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nBIGLIETTI
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SUMMARY:L'ARTE DI USCIRE DI SCENA
DESCRIPTION:L’ARTE DI USCIRE DI SCENA\nScritto da Matteo Vitale\nRegia di Matteo Fasanella\ncon Leonardo Caneva\, Matteo Bossoletti\, Riccardo Bedocchi e con la partecipazione di Alberto Caneva\nScenografia : Roberta Pizzulli – Assistente alla Regia : Carmelita Luciani – Voci di : Patrizia Salerno e Luna Iansante \n  \nTre coinquilini e un divano in cerca d’autore\, sull’orlo di una crisi di nervi.\nPier è un attore perdigiorno che non sa cosa fare della propria vita\, Cesare un ingegnere sul punto di fondare una start-up\, Angelo un accademico erotomane che aspira alla cattedra da ordinario.\nLitigano di continuo per questioni di convivenza\, finché il conflitto degenera in uno scontro apocalittico tra visioni del mondo.\nCon un tono malincomico\, lo spettacolo indaga la frammentazione di una psiche dissociata che si confronta con la propria ombra per riemergere in se stessa. \nIl salotto diventa una piccola imbarcazione alla deriva\, con la struttura episodica e la deriva comico-logistica di Tre uomini in barca\, dove ogni tentativo di «uscire» produce nuove digressioni e naufragi domestici.\nI dialoghi attingono al fuoco polemico di Look Back in Anger di John Osborne: battute taglienti\, risentimento sociale\, un’aggressività verbale che scortica gli affetti mentre denuncia le ipocrisie del presente.\nSu questo impianto realistico si innesta un’atmosfera surreale\, debitrice del teatro dell’assurdo: Beckett per l’attesa e il gesto ripetuto\, Ionesco per l’ipertrofia del banale che diventa minaccia\, Pinter per le pause cariche e il potere che scivola nei silenzi.\nPorte\, chiavi e orari smettono di obbedire alla logica\, e le parole si sbriciolano in rituali. \nNote di Regia\nAlla base c’è l’esigenza di raccontare lo smarrimento generazionale di chi non sa dove andare\, in una casa che diventa un loop.\nLo scontro tra banale e grottesco porta lo spettatore in un’esperienza perturbante e comica insieme\, capace di farlo ridere delle proprie paure\, delle proprie contraddizioni e di quella fragile follia che attraversa la vita di tutti i giorni.\nUna commedia che naviga in tondo\, sbattendo contro i mobili come contro le idee fisse\, finché l’unica via di fuga\, forse\, è imparare a condividere il timone. \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Giovedì 3 a Domenica 6 Dicembre 2026 \nDa Giovedì a Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nI BIGLIETTI NON SONO DISPONIBILI ONLINE
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SUMMARY:IL RESTO ARRIVERÀ - VAN GOGH & GAUGUIN
DESCRIPTION:ALESSANDRO SALVATORI\npresenta \nIL RESTO ARRIVERÀ\nVAN GOGH & GAUGUIN\nLE NOVE SETTIMANE CHE CAMBIARONO LA STORIA DELL’ARTE\nScritto da Danny Bignotti\nRegia di Vanessa Gasbarri\ncon Alessandro Salvatori\, Danny Bignotti e Gemma Maria La Cecilia\nLuci e Musiche : Gabriele Gualandris – Assistente alla Regia : Ilaria Ghirardello – Ufficio Stampa : Elisa Fantinel \n  \nCosa succede quando due geni si incontrano?\nVincent Van Gogh e Paul Gauguin sono stati due artisti straordinari\, rivoluzionari nei loro stili pittorici e legati da una profonda e tormentata amicizia.\nEntrambi incompresi dai loro contemporanei\, trovarono rifugio per un breve periodo abitando insieme nella Casa Gialla di Arles\, in Provenza.\nLa loro produzione artistica fu profondamente influenzata da questo tempo condiviso fino a cambiare per sempre la storia stessa della pittura.\nI caratteri opposti tramutarono però questa convivenza in un vero e proprio inferno.\nTra visioni comuni e prospettive contrarie\, segreti e confessioni\, disquisizioni sull’arte\, sulla religione\, sulle donne\, ognuno cercò di uscire vivo da quell’ inferno.\nMa uscirne è veramente ciò che hanno cercato di fare? \n«Quello che vedo progressivamente mancare nelle persone è la passione per qualcosa\, per qualcuno. Secondo me la passione è la benzina indispensabile al nostro motore. Senza quella ci si spegne piano piano\, si muore. Lo spettacolo sull’amicizia tra Vincent Van Gogh e Paul Gauguin fa parte del progetto Dionysus Art Project che\, attraverso lo studio e la restituzione della vita di questi grandi artisti\, mira a riaccendere quella fiamma. Mi piacerebbe che chiunque lottasse con grande passione per quello in cui crede. Proprio come fece Vincent van Gogh\, ad esempio». \nDanny Bignotti \nHanno detto di noi:\n“Una lezione di storia dell’arte\, ma anche di vita” – Artists&Bands\n“Uno spettacolo che ti prende l’anima” – Impressioni Sull’Arte \n  \nData e Ora Spettacolo\n\nDa Martedì 8 a Domenica 13 Dicembre 2026\nDa Martedì a Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 18\,00\n\ncompresi diritti di prevendita\nBIGLIETTI
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SUMMARY:FOREVER DYLAN
DESCRIPTION:FOREVER DYLAN\nA Tribute To Bob Dylan\nle Canzoni\, il mito\, l’eterna poesia\ncon Francesco Ragni – voce\, Gianluca Meloni – batteria e percussioni\, Stefano Trabalza – chitarra\, Marco Matteucci – basso\,\nClaudio Scarabottini – tastiere\, Giulio Fortunato – voce recitante\n  \nUno spettacolo immersivo che ripercorre i primi vent’anni di carriera di Bob Dylan\, dagli anni ‘60 ai primissimi anni ‘80\, quando le canzoni di quello che poi sarebbe diventato il cantautore Premio Nobel per la letteratura nel 2016 hanno toccato le vette più alte.\nÈ questo il progetto della “Forever Dylan Band”\, che arriva a Roma al Teatro Cometa Off domenica 27 dicembre alle 20\,30.\nIl gruppo musicale formato da Francesco Ragni (voce)\, Gianluca Meloni (batteria e percussioni)\, Stefano Trabalza (chitarra)\, Marco Matteucci (basso)\, Claudio Scarabottini (tastiere) e Giulio Fortunato (voce recitante)\, sta portando lo spettacolo dedicato al cantautore statunitense nei teatri italiani.\nIl progetto è un vero e proprio viaggio nel tempo\, circa 20 anni\, attraverso le migliori canzoni di Dylan – da Blowing in the wind a Mr. Tambourine Man\, da Like a Rolling Stone a Hurricane – ma non solo.\nLe musiche\, con arrangiamenti vicini alle versioni originali\, infatti\, si alterneranno a momenti recitativi attraverso l’ausilio di una voce narrante che racconterà le origini e la storia di alcune tra le più significative canzoni del menestrello del Minnesota.\nInoltre durante l’esecuzione delle canzoni verranno proiettati i testi in italiano per rendere ancora più efficace l’impatto delle liriche di Dylan. Un progetto per apprezzare il poeta che ha cambiato la storia del Rock o per conoscerlo per la prima volta e capirne la modernità soprattutto in un momento storico complesso e pericoloso come quello attuale. \nData e Ora Spettacolo\n\nDomenica 27 Dicembre 2026 alle ore 20.30\n\nBiglietti\n\nBiglietto Intero :  € 20\,00\n\ncomprensivo di diritti di prevendita\nBIGLIETTI
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