MATTEO DICIANNOVE QUATTORDICI

Lasciate che i bambini vengano a me

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Matteo nasce da una madre che di lui non sa cosa farsene, per lei quel bambino è solo un fastidio, un impedimento. Così viene affidato alla sorella della donna, che lo cresce, nei primi anni della propria vita, all'insegna di un'educazione cattolica eccessiva e soffocante, per poi affidarlo a sua volta alle cure di un collegio, sempre di matrice cattolica, se possibile ancora più delirante e claustrofobica.

In questi anni, la figura più vicina al piccolo Matteo, è quella di Fratel Vincenzo, un religioso di circa quarant'anni che segue da vicino l'educazione cattolica dei ragazzi.

L'uomo sembra avere una vera e propria predilezione per il giovane Matteo, suscitando le invidie degli altri ragazzi che non godono degli stessi favori e degli stessi permessi. Matteo, in oltre, viene anche usato come spia per scoprire le “malefatte” degli altri collegiali, conducendoli ogni volta ad una punizione esemplare.

Matteo non ha scelta, Fratel Vincenzo è l'unica persona che abbia mai avuto una vera e propria attenzione per il fanciullo, per lui è come un padre, è il riferimento delle proprie giornate, è l'alfabeto delle sue emozioni, è tutto.

Tra preghiere, penitenze e continue espiazioni di ridicoli peccati, perpetuate spesso anche attraverso la violenza, Matteo, all'età di dodici anni, conosce Luca, un ragazzo poco più grande di lui, giunto in quel collegio dopo un passato da tossicodipendente, nonostante abbia appena quattordici anni.

Matteo è stordito dall'arrivo di Luca, da subito prova un'attrazione che non riesce a spiegarsi, che lo tormenta. Anche Luca, a poco a poco, sembra nutrire dei sentimenti per Matteo. I loro incontri segreti segnano la formazione sessuale di Matteo.

Quando Fratel Vincenzo scoprirà l'innocente relazione clandestina tra i due ragazzi, per loro inizierà un vero e proprio calvario fatto di ricatti, violenze e persecuzioni, che non risparmieranno nemmeno Matteo, prima così adorato dallo stesso religioso.

Accecato dalla gelosia, Fratel Vincenzo riuscirà, con un inganno, ad allontanare Luca dal collegio. Matteo riuscirà a fuggire solo alcuni mesi dopo. Non racconterà mai a nessuno quanto ha dovuto subire. Non rivedrà mai più Luca. Fino ad oggi. Perché nel letto di fronte a Matteo è sdraiato proprio Luca. E' ricoverato in ospedale dopo un secondo tentativo di suicidio, probabilmente giustificato dalle violenze subite nel periodo trascorso in quel collegio. Matteo è riuscito a rintracciarlo ed è a lui che adesso sta raccontando la propria storia, perché capire quanto sia successo in quegli anni difficili, aiuterà lui stesso a liberarsi dai demoni del passato e magari risveglierà anche Luca da quell'incubo interiore in cui è immerso.

GIOVANNI FRANCI
Sceneggiatore cinematografico e televisivo, per il teatro ha scritto e diretto: PUBLIC TOILET (Premio Fersen al Teatro Franco Parenti / Milano) TRINCEE (Premio Vallecorsi Teatro /Pistoia) CERTI DISCORSI (Finalista Premio Patroni Griffi /Teatro Eliseo -Roma) ZOO (Dall'omonimo romanzo di Isabella Santacroce /Napoli Teatro Festival/ Teatro India -Roma) IO LOTTO (monologo ambientato a sorpresa su un tram romano, interpretato da Myriam Catania) ESSERE: HORROR DELL'ADOLESCENZA (monologo interpretato da Elisabetta Rocchetti diretto con Marianna Galloni) QUESTO SILENZIO (presentato alla rassegna GAROFANO VERDE di Rodolfo Di Giammarco) e METTITI NEI MIEI PANNI (Todi Festival 2013). Nel 2012 Franca Valeri e Giorgio Ferrara gli conferiscono il PREMIO SIAE come MIGLIOR AUTORE EMERGENTE al 55esimo FESTIVAL DEI DUE MONDI DI SPOLETO.

Crediti

di Giovanni Franci
regia di Marianna Galloni
con Gabriele Granito e Giammarco Bellumori


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