GLOEDEN’S DARKROOM

Melanchòlia Teatro

presenta

GLOEDEN’S DARKROOM

atto unico di Antonio Mocciola

con Francesco Giannotti, Serena Borelli, Salvo Lupo, Cristiano Migali e
Silvia Casadei

Regia Mauro Toscanelli

 

Wilhelm Von Gloeden, detto “Il barone Guglielmo”, approdò a Taormina a 22 anni, dalle nebbie della sua Germania. E lì, nell’assolata (e lontanissima dall’Europa) Sicilia degli anni ’80 dell’800, il Barone trova lo sfondo ideale per le sue foto “oltraggiose”: giovani e giovanissimi locali coinvolti a decine in plastici nudi fotografici dal sapore arcadico di tempo perduto e con marcate suggestioni omoerotiche. Infatti si può dire che nell’arte fotografica Von Gloeden non sia solo stato un pioniere, ma uno dei padri fondatori dell’immaginario omoerotico dell’era moderna. Le sue immagini sono i pilastri su cui si regge tutta la cultura omosessuale del XX secolo.
Questo non venne percepito immediatamente – lo scandalo precedette qualsiasi considerazione razionale. In effetti ce n’era abbastanza per scandalizzare la società dell’epoca, ma quando il blasonato fotografo tedesco cominciò ad esporre le sue foto in tutta Europa, inaugurando un “boom” turistico di cui ancora adesso Taormina gode, l’atteggiamento cambiò, tramutandosi in cauto rispetto e talvolta in ammirazione.
Il centro siciliano divenne un piccolo paradiso per il turismo gay, colto ed internazionale, mentre nello studio dello scandaloso artista frotte di giovani si proponevano per posare.
Alla morte di Von Gloeden, i nazisti bruceranno tantissime sue opere, ma molte sono sopravvissute. Mentre il mito del Barone Guglielmo vive ancora oggi, più moderno, trasgressivo e poetico che mai.

Note di regia

Il testo di Antonio Mocciola evoca il netto contrasto tra il peso plumbeo della coscienza del Barone Von Gloeden e la leggerezza con cui si muove tra i giovani corpi dei ragazzi che ritrae con le sue fotografie pionieristiche.
L’allestimento proposto parte proprio da questo contrasto, evidenziando una scenografia rarefatta, impalpabile attraverso cui i protagonisti del racconto si muovono come in un labirinto di stoffe. Eppure è proprio in quello scenario immateriale e raffinato che il Barone, come un lucido demiurgo, proferisce parole e compie azioni cariche di immoralità, di sfruttamento operato nei confronti di giovani minori, ma legittimato in nome dell’Arte suprema della fotografia.
Fino a quando si trova a dover combattere con il suo animo lacerato dall’amore folgorante per un giovane modello, enigmatico, il quale mette a dura prova il suo apparente cinismo, lasciando stavolta l’Artista completamente spoglio e nudo di fronte alla sua solitudine.

 

📍 da Martedì 30 Gennaio  a Sabato 03 Febbraio 2024 alle ore 21.00

📍 Domenica 04 Febbraio 2023 alle ore 18.00

🎟️ Biglietto Intero  :  € 15,00 – Ridotto : € 12,50 (+ 💳 tessera associativa di € 2,50) 

 

L’evento è riservato ESCLUSIVAMENTE ai soci di Cometa Off. 

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TEATRO COMETA OFF

Via Luca della Robbia 47 (angolo Piazza Testaccio)

Infoline e prenotazioni : 06 57284637

email : cometa.off@cometa.org

Teatro sanificato nel rispetto delle misure ANTICOVID.

SPOSE – LE NOZZE DEL SECOLO

Società per Attori e Goldenart Production

presentano

SPOSE – Le nozze del secolo

Scritto da Fabio Bussotti

con : Marianella Bargilli e Silvia Siravo

Costumi : Bogdan Catalin Pulbere – Aiuto Regia : Stefania Bassino – Musiche Originali : Stefano Mainetti

Ideazione Scenica e Regia : Matteo Tarasco

Ufficio Stampa : Elena Torre – Fotografa di Scena : Azzurra Primavera

 

8 giugno 1901, ore sette e trenta: Elisa e Marcela si sposano nella chiesa di San Jorge, La Coruna.
In quel caldo giorno di fine primavera si celebrò non soltanto un matrimonio, ma un evento di portata storica: quello tra Elisa e Marcela fu il primo matrimonio legale fra due persone dello stesso sesso mai celebrato dai tempi dell’Impero Romano.
A distanza di più di un secolo, quel matrimonio non è mai stato annullato né dalla Chiesa né dal registro civile.

Lo spettacolo “Spose – Le nozze del secolo” porta in scena la vera storia d’amore – avventurosa e picaresca, tragica e ironica al contempo – di due donne che, a dispetto del giudizio della legge e dell’opinione pubblica dell’epoca, riuscirono con un atto creativo di volontà e coraggio a difendere la propria libertà e identità, il proprio inalienabile diritto a perseguire la felicità.
L’estrema attualità del tema trattato, unita all’originalità di una drammaturgia evocativa, brillante e profonda, ci spinge a voler far conoscere la storia unica e universale di Elisa e Marcela, portandola per la prima volta su un palcoscenico.

“Lo spettacolo racconta una storia vera, una storia d’amore, una storia di libertà e coraggio di due donne che nei primi anni del Novecento fanno delle scelte così coraggiose che sfido chiunque in quell’epoca a poterle anche solo immaginare. – dichiara Marianella Bargilli – L’intento di poter raccontare la loro storia d’amore, ma anche l’epopea che hanno attraversato per poterla vivere, per poter stare insieme. Torno a lavorare con Silvia Siravo con la quale ho già lavorato in altri allestimenti ed è una compagna importante che conosco, una grande professionista e un’amica. Sono molto felice – conclude – di tornare a lavorare con Matteo Tarasco, così come sono contenta di lavorare con questa nuova produzione”.
“Quello che porteremo in scena è un racconto appassionato, dolente e sincero, ma anche ironico e provocatorio. – aggiunge Silvia Siravo – Il racconto della storia vera di Elisa e Marcela, e del mondo miope e conformista che ha ostacolato la loro tenace e coraggiosa ricerca di libertà. Quando ho scoperto questa storia, accaduta realmente in Spagna nel 1901, ho immediatamente pensato fosse importante trovare il modo di portarla a teatro. I tanti diritti acquisiti nella nostra epoca sono frutto anche delle battaglie di donne come Elisa e Marcela. Tenerne viva la memoria è necessario. “Spose” è per me il concretizzarsi di un sogno e sono grata a tutte le persone che ne stanno permettendo la realizzazione”.

 

📍 Da Martedì 05 Dicembre a Sabato 09 Dicembre 2023 ore 21.00

📍 Domenica 10 Dicembre 2023 ore 17.30

📍 Da Martedì 12 Dicembre a Sabato 16 Dicembre 2023 ore 21.00

📍 Domenica 17 Dicembre 2023 ore 17.30

 

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BARBABLU’

Accademia Perduta e Romagna Teatri

presentano

BARBABLU’

di Hattie Naylor traduzione di Monica Capuani

con : Edoardo Frullini

Regia : Giulia Paoletti

 

Barbablù è un seduttore, ammaliatore, provocatore. Un intelligente galantuomo che ci sa fare con le donne, soprattutto con alcune. Un predatore che passeggia e fiuta la preda ancor prima che essa diventi tale. Un giocatore competitivo che contempla la vittoria come unico finale possibile. Barbablù osserva e ammicca. È gentile e premuroso. Fa un passo alla volta e non si concede mai subito e mai del tutto. Ascolta e risponde al bisogno più intrinseco. Accarezza e coccola. Desidera e idealizza. Crea connessioni perfette. Ama. Barbablù ha bisogno di sentirsi forte e superiore. Non scende dentro di sé. Non risponde alle domande. È vulnerabile e non sostiene la cura dell’altro. Barbablù tesse la sua (di lui, di lei) gabbia. È in trappola. Per non esplodere dentro, esplode fuori. Barbablù violenta, tortura, uccide. Vince.

Non si può combattere il male rimuovendone solo l’effetto, non si può annientare la malattia eliminandone il sintomo, non si può abolire la violenza sopprimendone la manifestazione.
I numerosi tentativi contro la violenza di genere agiscono, nella maggioranza dei casi, sull’evento e sull’atto che è già stato compiuto o subìto. Barbablù è, invece, il pretesto per dar voce all’esplorazione degli strati più profondi e primordiali di comportamenti e personalità che si trasformano da apparentemente sani a malsani e patologici. Barbablù ha senza dubbio una visione distorta delle relazioni, dei sentimenti, del sesso.  Ma qual è il limite oltre il quale il consentito diventa irrispettoso, violento, illegale? Le donne di Barbablù sono intrinsecamente già vittime. Sono vittime di personalità probabilmente troppo fragili, di famiglie in cui la forza femminile è sempre stata assecondata a desideri altrui, di relazioni in cui la dimostrazione del sentimento e del bene era sinonimo di sopportazione e tolleranza, di contesti in cui il senso di inadeguatezza affibbiato loro era considerato normale, di società in cui valutare un essere umano superiore o inferiore rispetto ad un altro è regolare.
In ogni atteggiamento, in ogni gesto, in ogni parola, può insinuarsi quel meccanismo di gioco-forza in cui ogni relazione deve necessariamente prevedere che ci sia un vincitore e un vinto, un predatore e una preda, un carnefice e una vittima. È proprio questo gioco-forza che emerge dalla penna di Hattie Naylor e che ritengo necessario indagare e approfondire.
Entrambi i partecipanti conoscono istintivamente le regole ma pochi osano infrangerle per paura di scendere in territori sconosciuti in cui la vulnerabilità è considerata la vera debolezza. È così che i due diventano avversari e finiscono per far sì che i loro ruoli arrivino perfino a confondersi. Non considerando la giustificazione neanche come remota possibilità, il tentativo è la comprensione del reale aspetto di Barbablù, per poter prendere coscienza della causa che sta alla base di questi comportamenti, riconoscerla, scegliere di annientarla, con la certezza che estirpare la radice di questo dualismo è difficile ma non impossibile.

Giulia Paoletti

Hattie Naylor

Scrittrice britannica pluripremiata. Scrive oltre cinquanta opere teatrali, tre racconti e un’opera radiofonica. Studia danza presso la Nottingham Trent University e poi studia alla Slade School of Fine Art, accademia di Belle Arti classificata come uno dei migliori istituti scolastici di arte e design del Regno Unito. Dopo la laurea frequenta la Desmond Jones School of mime and physical theatre e un Master di Screen Writing al London College of Printing. Tiene seminari in tutto il mondo per il British Council e insegna Sceneggiatura presso il Master di Scrittura Creativa della Bath Spa University.
Le sue opere più importanti sono: Ivan And The Dogs (nominato agli Olivier Awards nella sezione Outstanding Achievement e vincitore del Tinniswood Award 2010), The Night Watch, The Diaries Of Samuel Pepys (nominato Best Radio Drama 2012), The Aeneid (nominato miglior adattamento radiofonico ai BBC Audio Awards 2013), Bluebeard, Going Dark nominato come miglior Critics Choice sia nel The Guardian che nel Time Out magazine.

Monica Capuani

Laureata in Letteratura Italiana alla Sapienza di Roma, giornalista freelance nata nel gruppo Espresso-Repubblica e attualmente attiva nei settori cultura, società, spettacoli e inchieste per molte testate tra cui L’Espresso, La Repubblica, D-La Repubblica delle Donne. Traduttrice letteraria da inglese e francese (ha al suo attivo una settantina di romanzi).
In teatro fa un lavoro di scout, traduttrice e promotrice: ad oggi ha tradotto 137 testi teatrali.
Rilevante la sua attività di traduttrice e acquisitrice di diritti di testi narrativi e teatrali attraverso la quale contribuisce alla diffusione della drammaturgia contemporanea in Italia.

 

📍 Da Martedì 28 Novembre a Sabato 02 Dicembre 2023 ore 21.00

📍 Domenica 03 Dicembre 2023 ore 17.30

 

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IO CHE AMO SOLO TE

Società per Attori e Bluestocking

presentano

IO CHE AMO SOLO TE

di Alessandro Di Marco e Lucilla Lupaioli

con : Riccardo D’Alessandro, Andrea Lintozzi e con Alessandro Di Marco

Scene e Costumi : Nicola Civinini – Aiuto Regia : Guido Del Vento – Luci e Fonica : Sirio Lupaioli

Foto di Scena : Marcella Sistola e Simona Casadei

Regia : Alessandro Di Marco

 

Questo testo vuole raccontare una storia come tante che parte dal ricordo, forte e doloroso, di un uomo che, alle soglie della mezza età, sente il bisogno di urlare al mondo la sua vera natura, che niente, nemmeno una moglie amorevole e dei figli adorati, hanno potuto cambiare. Il ricordo di un amore adolescenziale lo porta a rivivere, nella memoria, i momenti in cui, davvero, avrebbe potuto scegliere, se solo fosse stato più forte, più coraggioso. Se solo.

Sulla scena vediamo prendere corpo le memorie di quest’uomo che rivive il ricordo di un amore inaspettato e forte, rivelatore di una natura forse mai nemmeno sospettata. Una natura scomoda e terrificante, soprattutto quando si hanno sedici anni e un bisogno di essere parte di tutto, di non essere esclusi, mai, ad ogni costo. La scena quasi vuota fa da sfondo alle parole consapevoli e meditate dell’adulto che, nella sua memoria, vede rivivere la leggerezza di un amore adolescenziale, fatto di un linguaggio diretto e immediato, di musiche rock martellanti, di rabbia e tenerezza. Come se, davvero, non ci fosse un domani. Lui si ricorda tutto. Nonostante le rughe siano comparse intorno ai suoi occhi e gli anni lo abbiano appesantito, ricorda ogni minimo dettaglio. Si ricorda di quella sera, della musica, dei suoi occhi, dell’odore e della pelle. Del mistero, della trasgressione, della paura. E della sensazione di essere, per la prima volta, dove si deve essere. Perché è proprio in quel momento che ha capito che non esiste altro qui e ora che non sia nel suo respiro. Nel respiro di lui che sfiora le labbra e il collo.

Niccolò e Valentino si conoscono da sempre. Perché a 16 anni, a pensarci bene, il tempo è sempre. Nicco e Vale, che hanno accorciato i loro nomi perché non hanno il tempo di pronunciarli per intero, fanno tutto insieme e dividono tutto. La scuola, le interrogazioni, le partite di pallone, le birre, il fumo. Nicco e Vale condividono un tempo, l’adolescenza, che sembra essere sempre e per sempre. Un tempo che corre al ritmo accelerato di musica martellante nelle orecchie e birre a buon mercato, partite di pallone fino all’ultimo respiro, notti interminabili passate a parlare e sperare. Tutto corre e scorre, immutabile e rassicurante, fino a quella sera. La sera in cui, dopo una festa annebbiata dal fumo e dall’alcol, Nicco e Vale scoprono di potersi amare in un modo che mai, forse, avrebbero pensato. O che forse, chissà, era da sempre davanti ai loro occhi, ma guardarlo, anche solo pensare che potesse esistere, faceva paura, davvero troppa paura. Tutto è perfetto, come scoprire che l’amico di sempre è anche l’amore della tua vita, quello che, almeno in quel momento, credi possa durare in eterno perché è assoluto, perfetto e fondamentale. Ma arriva la paura, il terrore freddo e crudele del giudizio degli altri, delle famiglie, della scuola, del gruppo di amici. E di fronte a questo non bastano le parole, non basta la speranza che qualcosa possa cambiare, e soprattutto non basta l’amore. Perché si è troppo giovani, forse, per essere davvero coraggiosi. E allora, forse, è meglio stare con la maggioranza, ridere di un frocio di merda e sputargli in faccia, magari. Anche se quel frocio è proprio il tuo amico della vita, il tuo amore puro per il quale sai che potresti anche morire. Tutto, purché non si sappia niente di quei baci e di quelle carezze. E di quanto era bello stare ore insieme, anche soltanto a guardarsi.

Lui ha provato a perdonarsi, ci ha provato ogni singolo giorno della sua esistenza tiepida, fatta di bugie e di sorrisi a mezza bocca. Ha provato a sostituire quei sospiri con una moglie, una famiglia, giornate consuete come quelle di chiunque. Come se quel qui e ora, quella musica e la pelle di lui non fossero mai esistiti.
Si tratta di un percorso, di un viaggio, eroico e doloroso al tempo stesso. Il percorso verso l’accettazione di sé, però, non è sempre agevole. Spesso, anzi, è doloroso, frastagliato, impervio e malagevole. Un percorso freddo e inospitale, di quelli che si pensa “meglio starsene qui, al caldo, sotto le coperte, senza cambiare nulla”. Perché ad uscire fuori il freddo è davvero troppo, il rischio di farsi male inaccettabile.
Si tratta di un uomo, che ripensa e rivede il suo passato e l’occasione, forse persa, di essere se stesso, di essere libero. Si tratta del suo racconto di una sera uguale a tante che, però, così uguale non è, perché, forse, avrebbe potuto cambiargli la vita. Si tratta della paura, del rimorso e del rimpianto.
Si tratta di due adolescenti, forti delle loro certezze e di un’amicizia inossidabile, che scoprono di amarsi in un modo che mai e poi mai avrebbero pensato possibile. Le certezze crollano, certo, arrivano la paura e il puro terrore di essere scoperti e derisi. Ma, al tempo stesso, la felicità. Rapida e terrificante, folle e inebriante. La felicità. La felicità di aver trovato lui, l’amico di sempre che si trasforma nell’amore che sempre, forse, si è cercato. Sensazioni contrastanti, che richiedono coraggio, comunicazione, condivisione. E Nicco e Vale, innamorati e terrorizzati, forse, a sedici anni, quel coraggio non ce l’hanno.

Secondo uno studio dell’Università di Edimburgo, un ragazzo su quattro che si suicidano tra i sedici e i venticinque anni, lo fa perché non riesce ad accettare l’idea di essere omosessuale, dunque deriso, escluso, emarginato dal gruppo o, nella peggiore delle ipotesi, bullizzato o picchiato.

 

📍 Da Martedì 21 a Sabato 25 Novembre 2023 ore 21.00

📍 Domenica 26 Novembre 2023 ore 17.30

 

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IL CONDOMINIO DI GIULIA

ESSERRE in collaborazione con FORMI4

presenta

IL CONDOMINIO DI GIULIA

di Francesca Staasch

Regia di Riccardo Scarafoni

con : Fabiana Bruno, Ughetta D’Onorascenzo, Gabriele Linari, Veruska Rossi, Fabrizio Sabatucci e Riccardo Scarafoni

Costumi : Lisa Sorone – Sarta : Sara Iacobini – Scene : Emanuela Cignitti – Luci : Giacomo Cursi – Aiuto Scenografia : Francesca Meloni – Ufficio Stampa : Claudia Ragno – Foto e Locandina : Patrizio Cocco – Assistente di Produzione : Martina Polizzi – Assistente Regia : Daniele Felici– Regista Assistente : Leonarda Imbornone – Aiuto Regia : Veruska Rossi

Le Voci :  GIORGIO : Francesco Venditti – DOTTORESSA : Cinzia Villari

 

Siamo nella testa Giulia, un’autrice televisiva quarantenne, in cui vivono e agiscono 6 entità: COSCIENZA, RAZIONALITA’, SENSO DI COLPA, SPERANZA, SISTEMA NERVOSO e CUORE.
E’ questo “Il Condominio di Giulia”.
E sono questi “condòmini” , che a turno si manifestano, si agitano, agiscono ognuno secondo la propria natura, a raccontarci il percorso di Giulia verso la sofferta decisione che dovrà prendere.

 

📍 Venerdì 03 e Sabato 04 Novembre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 05 Novembre 2023  ore 18.00

📍 Da Martedì 07 a Sabato 11 Novebre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 12 Novembre 2023  ore 18.00

📍 Da Martedì 14 a Sabato 18 Novebre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 19 Novembre 2023  ore 18.00

 

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POLE DANCE

La Compagnia InControVerso

presenta

POLE DANCE

Una Commedia Surreale

Testo e Regia Sargis Galstyan

con : Giorgio Borghetti, Stefano Antonucci, Mariné Galstyan, Ermanno De Biagi, Vittoria Rossi, Eleonora Scopelliti e Francesco Sgrò

Scenografie : Sargis Galstyan  – Luci : Gabriele Planamente – Ufficio Stampa : Maresa Palmacci

 

Pole Dance è una commedia dove il principale personaggio è Ruben Moretti, un docente di storia della religione e filosofia. All’inizio dello spettacolo Ruben Moretti appare come una persona razionale, intelligente, con la mente aperta riguardo i rapporti tra donne e uomini e, per come si descrive lui, una persona civile.

Presto accadranno delle situazioni che lo faranno riflettere sulla vita che ha vissuto e su particolari che gli sembravano insignificanti. Dovrà affrontare le conseguenze dei princìpi che, da persona civile e rispettosa verso i diritti delle donne, ha sempre tollerato.

Tutto ha inizio con l’arrivo del figlio che nasce con la pelle nera, una tragedia personale che lo sconvolge completamente! Ovviamente il primo pensiero, e unica risposta, sembra essere quella di essere stato tradito dalla moglie Angeline. Lei, una missionaria, è un personaggio che si presenta con caratteristiche positive: carità e onestà, due parole che descrivono meglio questo personaggio; il  tradimento sembra essere una risposta impossibile, ma tutto pian piano inizia ad avere uno sviluppo piuttosto inaspettato e complesso.

Tutto quello che dovrà scoprire Ruben gli cambierà completamente il modo di vedere quelle cose che sembrano banali, insignificanti o incivili, ma che possono percettibilmente influenzare e radicalmente cambiare la vita di chiunque. Durante la ricerca delle verità che avvalorino il suo sospetto, Ruben incontra Virginie: una ballerina di pole dance che paradossalmente, nonostante il lavoro che fa, risulta essere una persona molto intelligente, laureata in psicologia.

Nel suo percorso incontrerà anche Shalom Kaganovich, un ebreo ortodosso patologicamente interessato al proprio albero genealogico, e Chicco Marrone, imprenditore fallito, altrettanto fissato ai significati dei nomi delle persone. Questi, due pazienti della Dottoressa Fottichina apparentemente, o forse realmente, psicopatici lo faranno riflettere ancora di più. I consigli e le informazioni che riceve dai pazienti, diventati trappole per loro stessi, paradossalmente sembrano essere preziosi e sinceri, ma soprattutto ragionevoli per Ruben. Una scena brillante e leggera, nonostante si tratti della scena cardine da cui scaturisce il conflitto dello spettacolo, è quella con la Dottoressa Agrippina Nerone che annuncia a Ruben la nascita del figlio.

Agrippina è un personaggio razionale, come Ruben, tale da dire senza alcuna delicatezza ad un paziente di prepararsi a morire perché ha una malattia incurabile. Dall’incontro di questi due personaggi
razionali scopriamo una delle caratteristiche di Ruben: un grottesco atteggiamento civile, che lo rende incapace di affrontare, per l’appunto civilmente, una tragedia personale.

Con l’ultimo personaggio in fine, si arriva alla scena chiave: l’incontro con Padre Onan, uno scienziato che lo aiuterà a trovare la risposta definitiva; una rivelazione paradossalmente scientifica, inaspettata, inindovinabile che fino a l’ultimo tiene il pubblico incuriosito.

Lo spettacolo è pieno di paradossi e strane coincidenze che possono sembrare costruite apposta per dargli uno sviluppo previsto ma, come dice Chicco Marrone, “Tutte le coincidenze sono strane, altrimenti non si chiamerebbero coincidenze”.

I paradossi invece sono dei fatti che ci circondano dappertutto e ogni volta, scoprendo un paradosso, ci rendiamo conto che qualsiasi modello o fatto comunemente accettato, può nascondere una verità paradossale
oppure un significato molto più profondo. Lo spettacolo è molto leggero e divertente nonostante gli argomenti trattati. Parallelamente alle azioni dei personaggi, nelle nuvolette dei loro pensieri, si
proiettano delle scene surreali che entrano in conflitto con l’atteggiamento degli stessi.

Il titolo Pole Dance si può interpretare come un riferimento indiretto al rapporto sessuale tra uomo e donna; e qui la psicologa che fa pole dance, diventa un simbolo dei vari paradossi presenti.

 

📍 Da Mercoledì 18 a Sabato 21 Ottobre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 22 Ottobre 2023  ore 18.00

📍 Da Martedì 24 a Sabato 28 Ottobre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 29 Ottobre 2023  ore 18.00

 

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BENJI

InArte

presenta

BENJI

Adult Child Dead Child

di Claire Dowie

Traduzioni di Anna Parnanzini Maggie Rose

Regia Pier Paolo Sepe 

con Chiara Tomarelli

Pigrecodelta Distribuzione Teatrale

 

Quando da bambino
Non vieni amato, quando non c’è amore
Quando hai questa sensazione che non riesci a spiegare
Questa sensazione dentro di te, che non riesci a spiegare
Non sai dire cos’è, non puoi dire che è mancanza d’amore
Perché non hai le parole
Hai solo questa sensazione, ma non hai le parole
Le parole per dire che nessuno ti ama. Non amato.

Così inizia Benji, testo teatrale scritto da Claire Dowie, presentandoci subito la crepa dentro la quale si dipanerà e costruirà la vita di una bambina, poi ragazza.
Benji racconta di un grave disagio psichico, mettendo in scena una personalità scissa che per esistere in una collettività oppressiva deve crearsi un amico immaginario.
Attraverso il racconto della sua vita, dall’infanzia, piano piano si disvelano le emozioni più profonde di questa giovane donna, entrando nel vortice del suo pensiero e del suo disagio.
Qual è il confine tra normale e non? Quale forza e azione ha l’ambiente circostante nella crescita
della propria identità, più o meno solida?
La ferita in Benji è esistenziale, con lei assistiamo al suo dolore di vivere, alla sua incapacità di capire e capirsi. Insieme a lei ci ritroviamo catarticamente impotenti di fronte alla sofferenza mentale, alla rabbia, alla mancanza d’amore….che troverà forse, un riscatto alla fine del suo racconto. Della giovane donna sappiamo tutto, ma non il nome. Benji è il nome della sua amica immaginaria, prodotto di una mente bambina, che cerca riparo e equilibrio in una realtà altra. Benji è una peste, una canaglia, una vera bestia, come dice lei. E’ tutto ciò che dentro di lei urla per essere ascoltata e aiutata. Ma non riesce ad essere accolta dal mondo esterno, dai genitori, dai
professori, dai medici.
Il testo mette in luce anche il grande tema del destino intrecciato tra genitori e figli, della difficoltà di essere dall’una e dall’altra parte, dell’incapacità di ascoltare un figlio diverso dalle aspettative, di qualcuno che non risponde come dovrebbe, come ci si aspetterebbe. Benji ci commuove immensamente, non possiamo far altro che viaggiare con lei per capire meglio le fragilità che ci appartengono. Ad ognuno di noi.

Da piccoli non abbiamo le parole per chiedere ciò di cui abbiamo bisogno.
Ed è possibile si manifesti una protesta, una furia cieca carica di violenza.
Ci arrabbiamo perché i “grandi” non ci danno retta.
Non capiscono.
E allora cominciamo a odiarli.
Solo per richiamare la loro attenzione.
Un grido disperato di dolore insopportabile.
Paura di non essere amati, di non essere protetti.
Che spesso ci accompagna per il resto della vita.
Fragilità e insicurezza si insediano nel nostro animo alterando la percezione dell’altro,
irrimediabilmente.
Siamo ciò che riusciamo ad essere.
Siamo ciò che la nostra vita ha prodotto su di noi.
Siamo conseguenza.

Pierpaolo Sepe

 

📍 Da Martedì 10 a Sabato 14 Ottobre 2023 alle ore 21.00 

📍 Domenica 15 Ottobre 2023  ore 18.00 (chiuso il lunedì)

 

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TABÙ

Politeama s.r.l.

presenta

TABÙ

di Nicola Manzari

con Carlo Valli e Natalìa Pina

Regia Gianluigi Fogacci

Aiuto Regia Maria Stella Taccone

Musiche di scena eseguite da Michele Marco Rossi

Costumi ed elementi scenici Susanna Proietti

Ufficio Stampa Cinzia D’Angelo – Organizzazione Alessandro Fioroni
Tecnico suono e luci Jacopo Palla – Grafica Chiara Trivelloni

 

Scritto alla fine degli anni settanta questo testo a due personaggi, rappresenta un unicum nella letteratura di Nicola Manzari, drammaturgo, sceneggiatore, autore radiofonico, saggista e regista nato a Bari all’inizio del secolo scorso e che ha conosciuto un certo successo nel secondo dopoguerra.

Apprezzato per le sceneggiature dei film di genere che spaziavano dai drammi neorealisti, alle commedie (ebbe un sodalizio con Peppino De Filippo), ai polizieschi degli anni settanta, i suoi testi teatrali erano molto ambiti dalle compagnie primattoriali come quelle di Emma Grammatica, Marisa Merlini, Tino Buazzelli, ma come si dice in Tabù, Manzari compie un vero salto di qualità e partorisce un testo che per i suoi contenuti e il suo linguaggio non stento a definire perturbante.

Un magistrato, un uomo in età matura, molto dedito al suo lavoro dai comportamenti e dallo stile di vita conformi al carico di responsabilità che la sua professione richiede, viene avvicinato per non dire adescato da una giovanissima e avvenente donna, che lo trascina in un misterioso e manipolatorio gioco di identità fino ad investirlo di una paternità di elezione per sostituire il proprio padre naturale scomparso anni prima e idealizzato ai limiti della patologia.

L’uomo viene risucchiato in questo gioco fino a mettere in discussione tutte le sue certezze e a cambiare radicalmente vita, rinchiudendosi con lei in ménage fatto di tenerezza, tormenti e sensi di colpa, ma scoprendo sentimenti fino ad allora sconosciuti.

L’epilogo sarà tragico e romantico allo stesso tempo, portando lo spettatore in un gioco di identificazione molto profondo e inquietante. Manzari, che prima di dedicarsi alla scrittura aveva intrapreso una brillante carriera di avvocato, sviscera la natura umana e mira a scardinare le convenzioni sociali in cui spesso siamo intrappolati avvalendosi delle sue competenze giuridiche, ma lo fa da filosofo del diritto e da fine indagatore dell’animo umano.

Questa commedia fu portata in scena dal grande Enrico Maria Salerno nel 1982, ne curò regia e interpretazione insieme alla figlia Chiara e fu un grande successo. Ritengo che oggi non abbia affatto perso smalto e attualità, anzi, oggi forse più che allora, certi temi sono più che mai tabù ( tanto per rifarsi al titolo), viviamo infatti un epoca in cui gli esseri umani faticano a dare parole ai sentimenti e spesso ne vengono travolti fino alle estreme conseguenze e come sempre il teatro ci invita, o ci costringe a riflettere e a nominare ciò che di più oscuro e inesplorato si agita in noi.

Gianluigi Fogacci

 

📍 da Martedì 03 a Sabato 07 Ottobre 2023 alle ore 21.00

📍 Domenica 08 Ottobre 2023 alle ore 18.00

🎟️ Biglietto Intero  :  € 15,00 (+ 💳 tessera associativa di € 2,50) 

 

L’evento è riservato ESCLUSIVAMENTE ai soci di Cometa Off. 

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BIGLIETTI

 

 

TEATRO COMETA OFF

Via Luca della Robbia 47 (angolo Piazza Testaccio)

Infoline e prenotazioni : 06 57284637

email : cometa.off@cometa.org

Teatro sanificato nel rispetto delle misure ANTICOVID.

HO SBAGLIATO TUTTO

Giostra FILM

presenta

HO SBAGLIATO TUTTO

di e con Cristana Mecozzi e Alessandro Arcodia

Regia di Riccardo Marchesini

 

Dopo le prime fortunate repliche a Bologna, Viterbo e Bergamo, arriva al Teatro Cometa Off di Roma “Ho sbagliato tutto”, lo spettacolo che con i toni tragicomici e feroci della commedia all’italiana racconta la precarietà e l’instabilità della generazione dei millennial in rapporto alle condizioni di molteplici privilegi delle altre generazioni post boom economico.
L’intenzione dello spettacolo scritto e interpretato da Cristiana Mecozzi e Alessandro Arcodia, autori e attori, è quello di denunciare i forti disequilibri sociali dei nostri anni raccontando tre storie di ordinaria quotidianità: la prima ambientata nel mondo del pubblico impiego racconta la vicenda di Yari, volenteroso trentenne precario assunto come interinale presso un ente pubblico inutile e costretto a scontrarsi con Rosalba, boomer dall’età indefinita che gli renderà impossibile il lavoro e la vita.
La seconda storia vede protagonisti Marika e Mariano, giovani genitori abitanti morosi di un seminterrato nella periferia romana che cercano di barcamenarsi tra sussidi, gratta e vinci e 104.
E infine la storia di Ester, una sognatrice vittima del Favoloso Mondo di Amelie che prova il servizio “Life Navigator”, ma si ritrova in un vortice di scelte sbagliate, aspettative deluse e crisi economiche, fagocitata nel loop del “se vuoi, puoi”.

Diretto dal regista bolognese Riccardo Marchesini e prodotto da Giostra film, “Ho sbagliato tutto” affronta la lotta quotidiana per rimanere a galla con sussidi statali, escamotage da furbetti e speranze morte sul nascere, rimanendo a galla senza annegare troppo.

 

📍 Giovedì 28 Venerdì 29 e Sabato 30 Settembre 2023 alle ore 21.00

📍 Domenica 01 Ottobre 2023 alle ore 18.00

🎟️ Biglietto Intero :  € 12,50 (+ 💳 tessera associativa di € 2,50) 

 

L’evento è riservato ESCLUSIVAMENTE ai soci di Cometa Off. 

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BIGLIETTI

 

 

TEATRO COMETA OFF

Via Luca della Robbia 47 (angolo Piazza Testaccio)

Infoline e prenotazioni : 06 57284637

email : cometa.off@cometa.org

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SUGO FINTO

Amar e L’India ONLUS

presentano

Gli Squinternati in

SUGO FINTO

di Gianni Clementi

con  Cinzia Giambenedetti e Paola Santamaria

con la partecipazione di Asia Battisti e Aurora Canton

Regia di Paolo Battisti

Aiuto Regia : Max Cardoselli – Movimenti Scenici : Matteo D’Incoronato – Foto di Scena : Daniele Martini

Scene : Garbal – Costumi : Gli Squinternati – Trucco : Cinzia Fabbri 

Si ringrazia il Padiglione Ludwig

 

 

Una delle commedie più divertenti e allo stesso tempo più tristi di Gianni Clementi, autore che scrive per il teatro da oltre 40 anni.
Scrittura agile e aderente alla realtà, cruda e divertente nel suo parossismo e capace di carpire l’attenzione del pubblico con un linguaggio moderno:
‘’Sugo Finto ’’ ne è la prova.

E’ La storia di due sorelle ‘’zitelle’’ che vivono una quotidianità insofferente, fatta di continui litigi, recriminazioni e punti di vista opposti, che creano continui spunti di comicità e riflessione, dove la ‘’solitudine’’ può a volte prendere il sopravvento.
E’ proprio l’unione di queste due solitudini che ha creato una famiglia.

 

📍 Giovedì 21 Venerdì 22 e Sabato 23 Settembre 2023 alle ore 21.00

📍 Domenica 24 Settembre 2023 alle ore 18.00

 

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

L’Intero ricavato dello spettacolo andrà a sostegno dei progetti sociali della Onlus

🎟️ Ingresso a sottoscrizione – Biglietto Consigliato :  € 13,00 (+ 💳 tessera associativa di € 2,50) 

 

L’evento è riservato ESCLUSIVAMENTE ai soci di Cometa Off. 

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TEATRO COMETA OFF

Via Luca della Robbia 47 (angolo Piazza Testaccio)

Infoline e prenotazioni : 06 57284637

email : cometa.off@cometa.org

Teatro sanificato nel rispetto delle misure ANTICOVID.